Scusate la mia juventinita’, ma oggi non so perche’ vorrei parlare del Michel Platini calciatore.
Come tanti personaggi della storia del calcio che ho descritto nel mio blog sino ad oggi, le roi Michel, come orgogliosamente lo chiamavamo noi juventini nella sua parabola calcistica cisalpina, era antipatico. Era antipatico come Cruijff per esempio ma per motivi diversi.
Michel era antipatico un po’ per default in quanto aveva quell’aria snob, tipicamente antipatica per noi italiani, fieramente francese. Michel era abbastanza tagliente, sia quando fendeva l’arco delle porte con le punizioni a foglia morta, sia perche’ quando rispondeva ai giornalisti prendeva abbastanza per i fondelli ma con nonchalance. Era antipatico perche’ non mancava occasione per dire quando fosse forte giocando al pallone, era antipatico poiche’ pur tenendo al suo fisico asciutto (magrissimo rispetto ad oggi, non solo al suo, ma anche rispetto ai suoi colleghi piu’ giovani di oggi giorno) amava fumare, e faceva notare che lui le sigarette poteva fumarsele, era Bonini (il mediano) che non doveva fumare.
A Michel, ma soprattutto alla sua antipatia, la dirigenza juventina fece parecchia indulgenza, ad altri giocatori, con molta meno boria e prosopopea fu perdonato molto meno. Certo Sivori era una testa calda, e lo si sopporto’ per anni, come fosse un vizio, Michel lo si sopporto’ fino a che lui decise che la sua carriera doveva terminare. Perche’ forse e’ stato il giocatore piu’ forte che nella storia juventina abbia indossato quella maglia e vincendo tantissimo.
Certo di Michel molti di noi juventini ricordano momenti di calcio superlativo, una sua esultanza un pochino fuoriluogo a Brussel resta forse l’unico neo della sua carriera. Ma era un grande ed era antipatico, ma essendo un vincente, l’antipatia molte volte veniva usata come arma per sentirsi ancora piu’ intoccabili e scostare le tante polemiche italiche.
Collegando Michel a mio nonno, che di calcio non se ne impippava per nulla, ricordo una cosa che lui mi diceva sporadicamente da piccolo: la differenza fra un fesso e un dritto (dal pugliese furbo) e’ che il dritto sa quando deve togliersi di mezzo, e cioe’ nel suo momento di maggior prestigio.
Tornando a Michel, lui sapeva bene una cosa: che con la Francia un mondiale non l’avrebbe mai vinto. Negli anni ’80 il mondiale che doveva vincere il Brasile nell’82, lo vinse l’Italia con 4 anni di ritardo; per quello dell’86, non c’era storia, era gia’ scritto a caratteri cubitali che l’avrebbe vinto Maradona (con altri 10 buoni giocatori argentini). Platini glielo fece capire a Tigana, mentre batteva il rigore contro il Brasile che buttava fuori i verdeoro: non possiamo battere in fila Brasile, Germania Ovest e Argentina da soli io e te.
La Juventus in cui giocava nel 1985, era forte, ma non era delle piu’ forti degli anni ‘80. Lui aveva allora 30 anni, eta’ per cui un calciatore si avvia sul viale del tramonto per qualche annetto ancora. L’anno prima con la Francia aveva stravinto l’europeo, intuiva che la coppa del mondo per nazionali nell’estate (a fine stagione 85-86) non l’avrebbe mai vinta,incomincio’ a chiedersi se non fosse il momento per chiudere una carriera allucinante. Con un ultimo scudetto alla Juventus, e con la Coppa Intercontinentale per club, non potendo piu’ vincere quella per nazioni cincischio’ un annetto ancora, poi decise di attaccare la scarpe al chiodo.
Il ritiro avvenne a soli 32 anni (quando colleghi del suo stesso blasone sono andati molte volte oltre i 35, ma ricavandone ben poco), per motivazioni fisiche secondo la versione ufficiale… la verita’ secondo me e’ un’altra: che i dritti come diceva mio nonno e gli antipatici sanno quando e’ il momento di ritirarsi. Di lui, noi juventini serbiamo come ricordo piu’ vivo, i suoi 2 secondi sdraiato per terra, con la testa su un braccio, dopo che un arbitro tonto, aveva annullato uno dei gol piu’ belli della storia del calcio nella finale intercontinentale di Tokio, per motivi oscuri alla razionalita’ umana, nella sua intelligente antipatia prese per i fondelli in maniera elegante uno che stava al calcio, come Picasso alla fisica nucleare. Michel era antipatico… e gli antipatici a me piacciono a prescindere dalle maglie che indossano! Tutti gli altri lo ricordano come un vincente. Mio nonno aveva ragione.