Ho scritto ampiamente nel mio blog in questi anni dei vizi e delle virtù degli italiani e dei cugini argentini, dell’eterna diatriba tra il Nord e il Sud Italia o meglio della diatriba tra settentrionali (puri e di adozione) e i meridionali, dei terrorinesi e dei pugliesi, un po’ degli italocanadesi e dei canadesi, un cenno quasi di sfuggita agli americani, invece corrida a parte, ho dato poco spazio agli spagnoli, e di questo un po’ me ne dolgo e pertanto devo correre ai ripari, perché è pur sempre vero che ho sposato una spagnola, e che mia figlia sarà per metà italica e per metà iberica.

 

Devo ammettere che tra i tanti posti ove ho avuto la ventura e fortuna di vivere o quantomeno di visitare, la Spagna non rientra tra i primi, almeno in termini numerici sia di giorni ivi trascorsi, sia di persone conosciute. Il materiale in presa diretta e sul loco è pertanto non sufficiente perché io possa dilungarmi in disquisizioni escatologiche sullo spagnolesismo, pertanto chiedo venia in anticipo se il mio post non sarà aderente alla realtà.

Come al solito, per cominciare inizierò parlando di cosa gli spagnoli sono, facendo un po’ il confronto con quello che sono gli italiani, un po’ come il periodista Juan Arias ha fatto su El Pais del 1984 (incredibile ma vero) fa a parti invertite. 

Articolo Arias

Concordo con lui sul fatto che italiani e spagnoli si stanno simpatici a pelle e sono molto diversi tra loro e forse per questo si attraggono nella storia e nella quotidianeità. Facilmente un turista spagnolo viene accolto bene nelle nostre contrade, così come un italiano lo è nelle loro contrade. Si dice che è una questione di comprensione linguistica, entrambe le lingue sono di derivazione latina, poi per varie dominazioni iberiche nei nostri territori da Nord a Sud, tutti ci ritroviamo a conoscere nei vari nostri dialetti parole che suonano castigliane se non catalane. Questo di solito fa credere che anche senza aver studiato le rispettive lingue, ci si capisca al volo. E anche questa volta sono d’accordo con Arias nel dire che questa è una mega stronzata. Capita sovente di imbarcarsi in italiani che dialogano con spagnoli, che vicendevolmente pensano di aver capito cosa l’interlocutore ha detto, quando in realtà ciò non è per nulla vero.

 

Sboronaggine e proprietà linguistiche a parti invertite:

 

L’italiano medio crede che conoscere una decina di parole in spagnolo imparate di sfango di qui e di la, possa permettergli di comunicare egregiamente nella lingua di Cervantes, e farsi capire dai nipotini di Don Chisciotte. Per anni un collega spagnolo mi diceva che la cosa che meno sopportava degli italiani era il classico siparietto  in cui altri colleghi italiani, per far sfoggio di sapienza e internazionalismo, iniziavano a comunicargli con il classico buenos dias per poi dire boiate tipo “siedes tornados” al posto di “habeis vuelto” e castronerie del genere che lui aveva voglia di raccogliere in un libro, a mo’ di transfer psicanalitico per la rottura di maroni che aveva dovuto subire per 2 anni di permanenza a Sabaudia City. Lo spagnolo medio, conosce anche lui di sfango tra le 10 e le 20 parole italiane, di solito sono parole scurrili, e quando si affaccia sulla nostra penisola all’inizio si guarda circospetto dall’usarle. Lo spagnolo di solito è più timoroso, almeno nei primi tempi. Preferisce continuare a parlare spagnolo finchè non ha imparato  almeno la coniugazione dei verbi al presente indicativo (i più secchioncelli al massimo attendono di saper coniugare il passato prossimo, i tedeschi ovviamente devono aver affrontato almeno la coniugazione del verbo “porre” al congiuntivo imperfetto.. ma va bè questo è un altro argomento) quindi si lanciano nella favella fiorentina-emendata usando spesso intercalari tipo “cazzo” (nelle sue varie declinazioni regionali)  o altre parole poco nobiliari, ogni due, credendo che questo a seconda dei consessi faccia cool o faccia duro o quantomeno italiano puro, a prescindere se si è di fronte al marinaio di Genova o al ligio curato di una valle appenninica. Per cui direi che se gli italiani iniziano a sboroneggiare già dal primo minuto sul suolo spagnolo, gli spagnoli hanno il contegno di aspettare almeno un paio di mesi (ma loro in maniera inconscia).

 

 

Snobismo:

Lo spagnolo, come l’italiano, non sopporta a pelle i francesi per questa loro propensione allo sciovinismo nazionalista, e a questo portamento un po’ da puzza sotto il naso dei galletti d’oltralpe. E’ una cosa che gli da alla testa e allo stomaco, poiché nella propria propensione alla vita, mal gli viene confrontarsi con qualcuno che bada a dover far sfoggio di saper intellettuale e di dedicarsi poco ai piaceri più spiccioli della carne e degli occhi. Dopo i primi due mesi sulla penisola italica, in cui tra l’altro scopre lo sciovinismo regionale (per cui assiste se al Nord ai tipici discorsi contro i meridionali, e se al Sud ai tipici discorsi sul Sole e sul mare ca nisciuno tiene) inizia a scoprire che anche gli italiani, sotto la scorza, hanno questo sciovinismo nazionalista, che ben si concreta in frasi tipo: “Come si mangia in Italia non si mangia in nessun posto”, “In Italia abbiamo il bidè”, “In Italia abbiamo il miglior campionato di calcio del mondo”, “Il risotto alla milanese è meglio della paella”, “l’Italia è il paese della moda”, “Se non mangiate pasta, allora cosa mangiate?”. In questi casi, dopo un iniziale complesso di inferiorità, i nipotini di Manuel Del Valle Inclan cominciano a imbastire battaglie dialettiche con i prodi garibaldini, notando che questi ultimi hanno una superiore abnorme e superlativa capacità dialettica (equiparabile a quella degli argentini che loro mal sopportano per la insuperabile logorrea tra i loro ex coloni delle Americhe), per cui sono capaci di tirare in ballo Campanella e Vico, Federico II e il principato normanno in Sicilia, pur di rivendicare questi primati sul pianeta terracqueo. Lo spagnolo che di solito è più lineare nei ragionamenti, meno machiavellico e sofista, più diretto e meno retore, comincia a lasciarsi cadere tutto addosso con un’aria del tipo che se ne è andato in totale paranoia. Durante queste disquisizioni amletiche degli italioti sul loro risotto allo zafferano, lo spagnolo, per spirito di resistenza durante il finale di questa diatriba dialettica (in cui l’italiano crede di aver vinto), ricorda il grado di goduria corporale che ha provato nel mangiare l’ultima paella succhiando le dozzine di cozze come fossero tette di una super gnocca, e contemporaneamente gli sovvengono alla memoria il Barcellona di Crujff e Messi, il  Real di Di Stefano e Puskas, e in quel momento pensa: “ai francesi e agli italiani piace l’onanismo verbale (seppur espresso in modi diversi) a noi piace divertirci e godere nel calcio come nel cibo, e in tante altre cose”. Per cui se avete a che fare per lavoro o per diletto con gli spagnoli, lo snobismo buttatelo nel cesso e tirateci la catena, altrimenti il buon o la buona donchisciottina vi prenderà per un segaiolo (non solo mentale).

 

Folklore:

 

Come molti sanno avendo letto il mio blog, sono un ricercatore, per cui, causa mio lavoro, mi trovo ad incontrare soprattutto in congressi, gente di tutto il mondo, spesso anche spagnoli. Ora bisogna fare una premessa: l’ambiente della ricerca è uno dei più asettici al mondo. Si è un po’ tutti omologati, tutti un po’ fri fri, dobbiamo tutti far sfoggio di essere equidistanti dalle culture dei propri paesi di provenienza, mostrare quell’aplomb cosmopolita delle donne e degli uomini di scienza, che hanno oramai superato le pastoie del provincialismo di provenienza e si lanciano in questa grande marea elitaria della conoscenza. Più forte è l’identità regionale-nazionale di provenienza, più il ligio umano di scienze deve mostrare la sua lontananza da questi clichè. Proprio in base a questo principio di azione e reazione, ho capito che il folklore in Spagna è qualcosa di importante, dato che i napoletani e gli spagnoli, in questo gioco della distanza dai clichè, sono quelli che più cercano di smarcarsi. In effetti tutti noi italiani quando pensiamo alla Spagna, pensiamo a delle donne che svolazzano nell’aire queste gonne lunghe, le nacchere in mano, e che ti urlano sulle note del flamenco, mentre dei bravi uomini alla Gipsy King strimpellano imperterriti chitarre classiche con una tal forza che ti vien voglia di andar a comprar loro le corde di riserva. In effetti se è vero che il Flamenco specie in Andalucia, e soprattutto tra la popolazione gitana, è una filosofia di vita oltre che una danza, è anche vero che altre regioni iberiche, continuano a conservare i propri balli, le proprie canzoni i propri costumi, ed in questo bisogna dire che vi è una più profondo legame con la tradizione, che l’Italia ha un po’ smarrito (anche se in maniera diversa a seconda delle zone). C’è purtroppo da dire che la televisione ha avviato in Spagna quel processo di omologazione che in Italia Pasolini collocò alla fine dei 60 e che in Spagna è iniziato a fine degli ’80 per cui, tra vent’anni credo che questo immenso patrimonio di folklore, ma altresì di arte danzante, musicale e visiva (per la bellezza dei costumi, cucite da autentiche pittrici) scemerà come in Italia (spero di no).

 

Corteggiamento

 

Ho scoperto di seconda mano (me l’ha raccontato mia moglie parlando in consessi del tutto femminili e italici), che nonostante tutto il machismo italiano, essere donna in Italia, per fini di puro corteggiamento è ritenuto una fortuna dalle donne stesse. In Italia il maschietto tipico di solito si aggira tra l’allupato e il nobile decaduto, tra le piazze e le strade dello struscio, lanciandosi in versi poetici ma anche non, per farsi notare dalle fanciulle in fiore dalla parte di Swann. Le donne italiche, ma anche quelle che sul suolo del fu Cesare decidono di venirci a vivere da altre lande, scoprono che in Italia, anche alla più diversamente bona, non si disdegna mai un fischio o un “ehi bella” in classico stile Verdone dei primi tempi. Le donne scoprono le mille e una delle strategie del maschio pur di arrivare lì, e allo stesso tempo, le donne si ingegnano nelle mille strategie per arrivare al solo 1 a cui sono interessate. In questa totale dimostrazione pratica del secondo principio della termodinamica, il maschio spagnolo che viene sul suolo italiano, capisce subito che a meno di non essere strafico come Antonio Banderas non si batte chiodo, tra ragazze tirate a lucido come se dovessero fare una sfilata di moda per Prada, e il loro atteggiamento  da pubblicità del Breil (non devi chiedere mai!). Il maschio merlo ispanico è abituato ad una scala inversa di valori, nella sua penisola, sono le donne che di solito vanno a caccia, e loro, si limitano al Mastroiannismo più spinto: lasciate che le donne vengano a me! Per cui di solito il pronipote dei conquistadores, o si deprime, e decide di ripiegare su donne di altre nazionalità, poiché ricollegandosi al paragrafo di cui sopra, non comprende tanta perdita di energia, quando quella energia la si può usare meglio nel secondo tempo; oppure decide di dimenarsi nell’arte cortese così tanto decantata dal Petrarca, sperando che poi, una volta appresa in Italia, possa essergli utile in altre zone del mondo, come una sorta di background  dello sfigato che ha già dato (in termini di sfiga) o di un nuovo d’Annunzio iberico a cui nessuna potrà resistere ad ogni latitudine e longitudine del pianeta terra (forse anche Marte).

 

Per la donna ispanica invece l’impatto è ancor più sconvolgente. Donna di solito propensa ai sorrisi e al dialogo con gli esseri umani di ambo i sessi, scopre appena atterrata o dopo aver preso il primo treno (spesso in ritardo rispetto agli orari segnati), senza aver obliterato il biglietto, che il controllore al suo “normal-sorriso”, con un gesto che ha del plateale, le strappa la multa che le stava verbalizzando e le si siede accanto disquisendo delle bellezza della cupola del Bernini, o rivangando lontane ascendenze spagnole nel suo albero genealogico che risalgono a Carlo III. Lei dopo i primi 15 minuti a contatto con un maschio di tal risma, capisce che qualcosa non va. Per cui inizia a diradare i sorrisi che di solito costellano la sua giornata, e a livello inconscio comincia a percepire l’associazione del maschio merlo italiano: sorriso di una donna=questa ci stà. Inizia a guardarsi circospetta osservando il genere femminile italico. Tutte sono un po’ sulle loro, danno il biglietto al controllore senza guardarlo in faccia, fanno finta di schivare i tanti maschi che ad ogni piè sospinto ronzano loro intorno senza possibilità di tregua. A quel punto anche alla donna iberica in Italia, così come al suo omologo di genere maschile si aprono due strade. Continuare a comportarsi come sempre, è vedrà che tra le braccia le capiterà ogni tipo di bellimbusto e non avrà che scegliere -senza doversi smazzare come fa in Spagna-. oppure italianizzarsi. In questo caso cominciare ad avere un linguaggio pudico di giorno, specie in gruppi misti, ove le allusioni di tipo sessuale sono più che vietate, inizia dopo pochi giorni a soffrire un po’ di stitichezza, il lunedì sera va al cinema con gruppi di sole donne italiane che durante la trasmissione del film elencano in maniera lapallissiana le posizioni del kamasutra che farebbero con questo o con quell’altro, vaglia l’idea di aprire un blog o un profilo twitter il cui il topic per eccellenza è il sesso, ma la quantità delle sue copulazioni è diminuita di un ordine di grandezza rispetto ai tempi passati nella sua patria. Dopo circa 10 mesi di questa vita, decide di tornare in Spagna, poiché capisce che continuando di quel passo, farà la fine delle argentine, che per ogni minima stronzata (non solo legata al sesso, all’amore o al corteggiamento) vanno dallo psicologo.

Inciso. Per la cronaca: nel mio caso, ha funzionato la tecnica Mastroianni.. in Italia.

 

Concludendo

 

Bene, se avete avuto pazienza sino ad ora, concludo dicendo:
che la Spagna e gli spagnoli, li includerei astrologicamente tra l’ariete e il sagittario, due segni di fuoco, anche se ben diversi tra loro. Perché se è vero che l’ariete è il loro aspetto più appariscente (per cui è possibile associarlo ad un ipotetico ascendente) :energia primordiale che si libera in maniera libera ed incontrollata nei diversi aspetti dell’esistenza; la carica di conoscenza verso nuovi mondi li ha lanciati nella loro storia a conquistare terre –associabile ad un ipotetico sagittario- e a far innamorare della loro terra e della loro carica energetica diverse donne e uomini, che di tal carica istintiva ne rimasero folgorati, a prescindere da stato sociale, latitudini, istruzione, cultura di provenienza.

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