portataNell’ultima settimana ho pensato molto a Genova, era come mi fossi collegato su una frequenza che mi faceva costantemente pensare a questa città. Non a caso, l’ultima volta che ci sono passato, seppur attraversandola soltanto, sulle sue arterie sospese nell’etere, è stato lo scorso sabato, per andare a levante, a trovare degli amici, anche loro, di passaggio in questa terra.
Ho pensato alle volte che in questa città ci sono andato, passato, trascorso qualche ora. Mai una notte, un giorno completo dall’alba al tramonto, sempre una carezza fugace, un incrocio di sguardi, un bacio al volo. Nei giorni scorsi, stavo pensando di andarci proprio oggi, per scattarle delle foto, come a renderle grazie per le sue dolci ore trascorse insieme in passato, come fossimo due amanti.
Mi sono chiesto qual è l’essenza di questa città, dei suoi dintorni, così come ho fatto per le città che ho amato alla follia, come Torino, Buenos Ayres, Napoli. Amori folli che col tempo si sono affievoliti, spenti, ma che rivivono nei ricordi, immensi, intoccabili, distillati nel tempo con le lenti dell’emisfero razionale, –oltre che solcate con l’emisfero creativo- le quali mi hanno permesso di avvicinarmi un po’ alla loro essenza più intima grazie alla razionalità, dopo essermi fatto coinvolgere dalle emozioni e dalle passioni che mi hanno donato.
castello 2Sono molto restio a scattare foto, è un mio blocco interiore che mi fa ogni volta associare la fotografia a qualcosa che si ferma, immobile, dualistico e statico. Non rientra nella mia filosofia dell’eterno divenire, stride non poco con la mia indole. Eppure sabato su una delle montagne che sovrastano Rapallo, a pochi chilometri da Genova si apre in me uno squarcio dell’anima, uno di quelli simili vissuti nelle città di cui prima. Come un millenials qualsiasi, metto mano al mio iphone, e scatto una panoramica di quello che mi si para davanti. Un paesaggio maestoso, fatto di cielo vergato di nuvole violacee, terre e case colorate sospese nei verdi dei monti, e come se fosse lontano, insondabile, uno spicchio di mare.Il tutto avvolto nella luce del crepuscolo, ove un leggero ed ultimo raggio di sole illumina per un battito di ali ancora, quasi a voler sfidare l’arrivo del buio. Rivedo e Rileggo con gli occhi il paesaggio e la foto, mi sovviene un lampo e mi si ricollega tutto. Genova e la sua terra. Si la terra il suo elemento principale. Percepisco che nonostante la storia l’abbia incoronata Repubblica del Mare, Genova è principalmente una città di terra e poi di aria e poi per finire d’acqua, si proprio in questa scia: se la terra è il suo sé, l’aria è il suo ego, e l’acqua la sua anima. Se dovessi trovare delle similitudini nei simbolismi astrologici, Genova per me ha il suo sole radix nel segno del Toro e il suo ascendente in un segno d’aria, come potrebbe essere l’acquario. L’elemento acqua sicuramente importante potrebbe essere “esaltato o esiliato” da una luna nel segno dello Scorpione.
Se Genova e i suoi dintorni li guardi dall’alto delle sue montagne, la preponderanza degli elementi aria e terra è fuori discussione. Il mare è apparentemente nascosto ed è come se lo percepissi magmatico, sotterraneo, inquieto, intimo ma non visibile. Rappresenta la sensibilità più profonda, nascosta ma protetta: l’anima; molto presumibilmente di segno scorpionico. De Andrè, figlio di questa città, regalò circa vent’anni fa la splendida canzone “Dolcenera” descrivendo in splendidi versi il perenne tormento di quest’anima:

acqua che non si aspetta, altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte”

E se l’acqua di De Andrè è l’acqua senza sale che subito si lega al mare, anche l’acqua con sale di un “dirimpettaio di Genova” come il piemontese Paolo Conte non va molto in là.

“La paura che ci fa quel mare scuro
E che si muove anche di notte
Non sta fermo mai”

chiesa San PietroVa da sé, che l’anima acquatico-scorpionica di Genova è intrisa di una forza ambigua (nel senso letterale del termine), ha sì dato paure e sciagure,ma anche momenti di grandezza e opulenza, così come  decadenza. In questo senso, il mio amore con Genova trova una spiegazione: Città in eterno divenire. Ambiziosa ma in maniera velata, pronta a mordere chi cerca di sovrastarla e sottometterla. Non a caso, quando i piemontesi cercarono di domarla nel periodo della dominazione sabauda la definirono “Superba”.

Ma se passiamo dall’anima è andiamo al Sé e all’ego di questa città, “Sole e Ascendente”, ritorniamo a elementi e segni di prima. Città di terra amante delle novità e portatrice di innovazione che si lascia trascinare dalla sua anima per fecondare il mondo. Città che ha portato nel mondo banche e soldi uniti ad un sagace spirito imprenditoriale.

profumo di donna genovaRicordo un bellissimo film di Dino Risi, avente con protagonista Vittorio Gassman: “Profumo di donna”. Un viaggio iniziatico nell’amore, che partendo da Torino, lambisce alcune città italiane per naufragare a Napoli, un viaggio in cui il protagonista trova “pace” nella sola Genova” in un “amore fugace” e a pagamento, riservando alla sola città ligure (tra tutte le città lambite) parole di encomio (“civile”, “moderna”), attraversandola nei suoi carruggi antichi, tra panetterie e botteghe, porte che si aprivano e mostravano il piacere dell’amore, quello di pochi minuti. L’amor profano che tanto è stato cantato da De Andrè è che ha permeato la storia di questo lembo d’Italia, l’amore che non potendo salire sulle navi ed andare a mare, vedeva ancora una volta il mare simbolicamente rappresentato dai marinai salire su per le stradine della città: l’anima che ancora una volta sale su per la terra per incontrare il suo sé, e goderne. In questo Genova è una città taurina, fortemente taurina.

E qui veniamo all’ultimo aspetto di Genova, il suo terzo ed ultimo. Poiché se è vero che l’altra capitale del mare posta ad occidente d’Italia è dualistica, Genova è trina. Imprendibile, fortemente spirituale nelle pieghe dell’irraggiungibilità dei pensieri e dei cambiamenti che in essi vivono e si nutrono. Perché se è vero che da Genova si parte sulle onde dell’acqua che erutta dalla terra, è altresì vero che da Genova, attraverso l’etere si raggiungono vette  impensabili, capaci di rigenerare e plasmare esseri umani, concezioni politiche e umane. A Genova nacque e operò Giuseppe Mazzini, colui che inoculò più di tutti il germe della patria italiana. Da Genova sono partiti le legioni che hanno fatto l’Italia, sulla penisola italica propriamente detta, ma soprattutto le prime generazioni di emigranti, che lo spirito italiano lo hanno portato nel mondo, in Argentina soprattutto. Tutte queste cose, le si percepisce a livello inconscio attraversando questa città. Per questo l’ho amata e l’amerò sempre, seppur in maniera sincopata, accesa ma temporanea. Una passeggiata a Genova non ha eguali in termini di potenza, in quanto a concentrazione di storia, passione e capacità rigenerante.
locandinaOtto anni fa, vidi in “cassetta” un film che si intitolava emblematicamente: “Genova – Un Luogo per ricominciare” diretto da un regista inglese Michael Winterbottom ed avente come protagonista Colin Firth. E’ un film sulla rinascita spirituale di un uomo inglese che ha visto morire sua moglie, e che grazie ad un periodo trascorso nel capoluogo ligure, insieme ai suoi figli, ritrova la forza per una rinascita, anzi per una vera e propria resurrezione della sua anima e di quella dei suoi figli. La magia di luoghi così carichi di storia, la sua apparente calma, la sua civiltà (per dirla con Risi) sono solo il volto dolce che Genova offre, nascondendo nel velo dei suoi carruggi, delle sue case colorate, nella bellezza del suo palazzo ducale, nel mistero della Chiesa di San Pietro in piazza Bianchi, nel panorama sublime che si gode dal Castello d’Albertis: la bellezza della Rinascita e della Resurrezione, nei destini di un uomo e della sua famiglia ma che si può aprire anche a dimensioni più grandi.

Genova rinascerà, è nel suo destino, in perenne divenire. Un abbraccio e un sentito cordoglio a tutti colore che sono stati colpiti da questa tragedia.