Qualche giorno fa, causa la dipartita di Franca Valeri, mi sono imbattuto in alcuni suoi video, tutti molto belli, sagaci e divertenti. Ho conosciuto poco l’attrice milanese, per cui mi astengo dallo scrivere qualcosa, pur rendendole omaggio e dedicandole questo post. Ciò nonostante, un velo di malinconia mi ha assalito nel vedere i suoi sketch, tutti rigorosamente “ammirati” in Bianco&Nero.

Il motivo della nostalgia è stato proprio rivedere qualcosa in quella scala cromatica, il che mi ha fatto trasalire, ricordi della mia prima fanciullezza, legati ad alcuni episodi in cui comunque la TV c’entra qualcosa. Nonostante infatti io sia nato nel 1977 (l’anno di avvio delle trasmissioni a colori da parte della RAI), il bianco e nero si protrasse ancora per qualche anno, poichè sia i miei genitori, sia i miei nonni, attesero qualche tempo, prima di sostituire il televisore adeguandosi alla nuova modalità di trasmissione. E quelle immagini, ora, col passare degli anni, mi appiono maestose e velate di un certo mistero, proprio perchè mi apparivano su una scala cromatica così ridotta, ma associate a dei veri e propri maestri della TV, ma anche del teatro, della musica e del cinema, che spesso comparivano nella varie trasmissioni che i miei cari avevano la ventura di vedere.

Tra i personaggi che divertivano molto mio nonno, ricordo Raimondo Vianello, il quale lo faceva letteralmente piegare in due dalle risate. Ma in tal contesto, ricordo me stesso (età non più di 5 anni), che guardavo tra l’incredulo e lo stralunato non solo mio nonno in quelle condizioni ma anche la faccia di sasso che aveva l’attore romano. Ricordo di aver visto anche degli sketch surreali in cui Vianello faceva coppia oltre che con la Mondaini, anche con Ugo Tognazzi. E ricordo altresì come a volte chiedessi a dei compagni di scuola materna, se avessero visto quelle scenette “allucinate” che mi avevano colpito oltre che parlare dei cartoni animati che allora andavano per la maggiore.

La Valeri la rammento perchè piaceva un sacco a mia madre. Quando compariva in TV, ella pretendeva un silenzio abbastanza religioso. Di lei ho ricordi sbiaditi purtroppo, ma nitido mi resta un lampo: la sua vena polemica e garbata, che mai scivolava nel sarcasmo, l’arma dei poveri di spirito, da cui lei era ovviamente lontana anni luce.

Ma ciò che ricordo con maggiore nostalgia, erano i momenti che anticipavano il telegiornale. Sul Primo Canale credo si alternassero, le previsioni del tempo, “l’ora”, e forse uno speciale sul mondo dell’agricoltura (probabilmente erano in ordine inverso a quanto scritto). Nei giorni di calura, in quelle ore del palinsesto, quando già il sole in Puglia cala e si avverte un senso di leggera brezza che soffia dal mare o dalle colline della Murgia, ho nitido il ricordo della casa dei miei nonni. Ricordo che mia nonna apriva le porte e le persiane che davano sulla strada principale del paese, così come tutti. I vecchietti tiravano fuori le sedie e le posavano sui marcipiedi, a pochi centimetri dall’uscio, per godere un pò del fresco e per comunicare con i vicini, quasi tutti, seduti sull’uscio delle case e la TV ubicata all’interno ma a pochi metri dalle sedie. Era come avere due TV in parallelo, quella “reale” in casa e quella “iperereale” fuori, il cui schermo si affacciava sulle macchine che scorrevano sul corso, sulle famiglie con pargoli al seguiro che uscivano di casa, sui molti lavoratori che tornavano a casa, e su una quantità impressionante di gente che si affrettava a fare le ultime compere nelle botteghe di paese, dopo aver evitato accuratamente di farlo nelle ore di calura pomeridiana. Le TV erano tutte regolarmente accese e sintonizzate su Rai1, era come ascoltare in stereofonia multipla su un’area di qualche chilometro quadro la televisione. Mio nonno rientrava “dall’uscio” regolarmente per gli ultimi tre minuti delle previsioni del tempo e per “l’ora” (e per “dare” la corda all’orologio, dopo averlo regolato sulle vibrazioni del Campione di Cesio del “Galileo Ferraris” di Torino). Il tutto aveva un che di estremamente rituale, in quelle interminabili serate di mezza estate.

Con gli anni, il bianco e nero si è allungato nei film, soprattutto nelle commedie all’italiana, nei film di Totò e Albertone che spesso venivano passati dai network pubblici o privati negli anni ’80, ma anche nei ’90, un pò meno nei “revival” televisivi in cui venivano riproposti pezzi di Walter Chiari, Gassman ed altri attori di quella fortunata epoca. L’atmosfera che si è accompagnata a questi momenti è sempre stata avvolta da una certa magia. Rivedevo scene recitate e girate negli anni ’50/’60/’70 e per me assumevano quasi la forma di un ricordo che varcava i limiti generazionali, era come se fossi in sintonia con quello che avevano vissuto coloro che mi avevano preceduto, come se anche io, fossi stato connesso a qualcosa di quegli anni, pur non avendoli vissuti di persona. Guardando quei film, ricordavo le storie e gli aneddoti che mi raccontavano i miei genitori e i miei nonni, di quel trentennio che sconvolse il nostro P(p)aese e lo trasformò per sempre. Ed è incredibile il fatto che oggi, quando ricordo le cose che mi hanno raccontato circa le loro giovinezze, le immagino nella mia mente in quella scala cromatica. Tra il bianco e il nero, scalando sui grigi.

Due sere fa, nella insolita canicola belga, poco dopo il calar del sole, che qui avviene molto tardi rispetto all’estremo lembo sudorientale del nostro stivale, mentre cercavo di addormentarmi a letto, con la finestra aperta, un leggero fiato di vento raggiungeva i miei capelli bagnati dal sudore, e lo avvertivo scostare le goccie d’acqua e sale che cadevano sulla mia fronte… mentre nelle mie orecchie, grazie alle cuffie ascoltavo un duetto di Mina e Battisti… in bianco e nero. In un’istante è stato come essere in Italia, in Puglia, nella Murgia nel 1970, ascoltando dal vivo, forse tramite quella TV dei miei nonni: Motocicletta 10HP… io ero lì che la guidavo, tra le curve delle ultime colline, per raggiungere l’Adriatico selvaggio.. che verde è come i boschi dei miei paesi.