Premessa: “Non ci sono anteprime rispetto alla visione della serie (per gli anglofoni e gli agliofili: spoiler)”

Come già ampiamente scritto su questo blog (qui e qui), sono un fan della fortunata serie spagnola. Appartengo ai milioni di supporter che hanno trovato nelle gesta di questa banda di scappati di casa, qualcosa di interessante che unisce all’intrattenimento (una delle più nobili aspirazioni e dei più sommi aneliti dell’essere umano… ammesso che venga fatto bene e senza farsi e fare del male) curiosità, suspense, mescolanza di generi, surrealismo, idiozie e tanta contemporaneità.

Avevo mal digerito la sbandada telenovistica “ispanica” della terza e della quarta serie, ma il fatto che non avessi desistito dal completarne la visione la primavera dello scorso anno, sta a testimoniare che non l’abbia considerata fino in fondo una “cagata pazzesca”, nonostante avessi la tentazione snobistica del solito italiano medio che ha letto 4 libri in croce piu’ della media nazionale (cosa non proprio difficile da raggungere come obiettivo in Commedia Country) di ritirarmi nella torre d’avorio della mia anima cazzara e sparare fango sulla serie ed in fondo anche su coloro che ne hanno usufruito. Ho appurato negli anni ahimè, che tranne rarissimi casi, gli italiani hanno tutti addosso una certa scimmia gentiliana sulle proprie spalle, e quando ti accorgi di lei, prenderla a calci e chiuderla in un cesso è oramai troppo tardi. Io rientro appieno nella categoria dei posseduti da questa scimmia.

Ma veniamo alla serie che vedrà la sua conclusione a breve (3 mesi), dopo averne assaggiato l’anteprima di chiusura qualche giorno fa grazie ai primi 5 episodi dell’ultima tornata.. elencando alcuni motivi per cui bisogna vederla e altrettanti per cui tenersi alla larga… iniziando da questi ultimi.

Perchè evitarla:

  1. Perchè come in tutte le serie portate alla lunga, l’idea originale si annacqua in esasperazioni di personaggi, colpi di scena, intrighi amorosi/affaristici/revanchisti che tendono a disperdere i buoni propositi iniziali. Se è vero che a volte la realtà puo’ declinarsi in “su”-realtà o in “iper”-realtà, cadere nell’ “ir”-realtà, cioè nella cazzata è un attimo. E’ purtroppo di cazzate se ne sono viste tante, lo ammetto in tutta onestà. Potrebbe avere per molti l’effetto “La piovra”. Da raccogliere l’elogio di Falcone nelle prime versioni, a finire nel ridicolo involontario.
  2. Perchè è il tipico prodotto dei nostri tempi, quelli che piacciono tanto ai tipi stile Baricco in “The game”. Nel mondo contemporaneo non conta la profondità ma la superficie e il modo piu’ cool (si potrebbe anche dire figo) per far rotolare nel gioco il proprio storytelling (si potrebbe anche dire “narrazione”.. ma è uno di quei rarissimi casi in cui una parola italiana fa più schifo di quella anglofona) raccogliendo like (si potrebbe dire consensi). Per Baricco questo è il gioco, pertanto se vuoi starci dentro devi stare alle regole, altrimenti puoi chiuderti nel tuo eremo. Per tutti coloro che amano la profondità di un Umberto Eco per dire.. vi conviene starne alla larga, la vostra autostima non ne verrà intaccata e il vostro eremo sarà sufficientemente spazioso per dedicarvi a cio’ che più vi aggrada.
  3. Perché il vero personaggio e “deus ex machina” della serie ha una limitata intelligenza emotiva, e pertanto come tutti coloro che di questi tempi sono dei nerd ed hanno una buona dose innata della tanto vituperata vecchia e chiara intelligenza analitica, rappresenta non solo un cattivo esempio, ma alla fine dei conti un disadattato. Se amate i film con Tom Hanks e la deriva P.C. (sta per Politicamente Corretto, non per Partito Comunista) che ha preso Hollywood, statene alla larga, potrebbe portarvi una qualche reazione allergica se non repulsione. Sempre meglio integrati che apocalittici.

Perchè bisognerebbe vederla.

  1. Perchè è una serie mediterranea, scritta in una lingua neolatina (quindi pensata in una lingua neolatina) e diamo a Cesare quello che è di Cesare: “Profondamente e dannatamente spagnola”. Se è vero che negli ultimi 60 anni abbiamo guardato alla Spagna con un complesso di superiorità intellettuale, venendone ricambiati con uno di uguale matrice ma di verso opposto, sarebbe ora di capire che se la serie più vista al mondo parla e pensa in castigliano (fregando alla stragrande flotte oceaniche di sceneggiatori e produttori anglofoni), dovremmo capire un po’ tutti che i maestri della cultura italiana del dopoguerra sono stati dei giganti, ma sono morti. Ed è ora che si cominci a scrivere qualcosa di nuovo e che stia nel “game” anche per noi, invece che stare a scopiazzare mode che non ci appartengono (venerare scrittori d’oltreoceano neanche fossero la reincarnazione di Buddha) e generare intrattenimento e cultura che buchi la barriera delle Alpi (lasciando per qualche tempo da parte le serie sulla merda della criminalità spicciola delle nostre metropoli). La Casa di Carta rientra appieno e si colloca in maniera adiacente ad una serie di grandi personaggi della cultura spagnola contemporanea, che possono non piacere, ma che indubitabimente hanno attraversato in maniera trasversale il pubblico globale negli ultimi 20 anni, è questo non puo’ che essere un loro grande merito. La Casa di Carta, come complemento pop e audiovisivo a Falcones, Ruiz-Zafon, Perez-Reverte. Non strappatevi le vesti leggendo queste quattro dannate righe e questo accostamento.
  2. Perchè attinge a tanta simbologia inconscia contemporanea, non solo mediterranea (che si tiene o si vorrebbe tenere ben seppellita ma che è sempre magmaticamente presente, al di là delle categorie di bene e di male). E se è pur vero che da un lato (vedi sopra) si adegua allo stato dei tempi nel modo in cui il messaggio è veicolato (quindi in maniera tanto superficiale quanto sgangherata), il messaggio resta immutato e parte da molto lontano: “Là dove finisce lo Stato, comincia l’uomo che non è superfluo. (F. Nietzsche)”. Ho persino tirato in ballo Freddy. Chiedo veramente scusa è diro’ 4 Ave Maria per tutto cio’. Mea culpa.
  3. Perchè fa intrattenimento e crea una certa immedesimazione nei tanti personaggi creati (alcuni ben delineati e ben interpretati, altri… lasciamo stare), e perchè come disse qualche anno fa Pedro Alonso (interprete di Berlino) in una intervista rilasciata ad una TV argentina: “Ognuno, attraverso le maschere dell’elemento della banda in cui più si riconosce e rivede, ha sognato chissà quante volte di dare “una patada (calcio) al sistema”. Detta cosi’ sembra una cosa complottara, ma se ci si spinge un’attimo più in fondo (non c’è bisogno di scomodare “Kant e l’ornitoringo”), il sistema è qui inteso come qualcosa che sembra schiacciare (o ha effettivamente schiacciato) le nostre vite non tanto in senso di comunità, quanto in senso di singolo. Potete sostituire a sistema la parola legata alla entità che più vi ha sfracassato i coglioni nella vostra vita: burocrazia, scuola, università, sanità, lavoro etc.. .