Mi ricollego al post scritto la settimana scorsa, continuando nella mia campagna di sensibilizzazione sulla cultura scientifica (latente) in Italia.

Premessa d’obbligo. Provengo da studi tecnico-scientifici. Diploma di Perito, Laurea quinquennale in Ingegneria Chimica, Dottorato di Ricerca in Scienza e Tecnologia dei Materiali. Conto al mio attivo 15 articoli scientifici peer reviewed su riviste internazionali, aventi un monte citazioni che supera ad oggi quota 300 (con un indice “h”, il quale valuta la penetrazione del proprio lavoro nel mondo scientifico, che si aggira intorno a quota 9, un numero direi non male per chi lavora in questo mondo, e che di solito permette l’ingresso a carriere universitarie stabili, in linea teorica, in maniera abbastanza agevole), per un periodo di ricerca nel campo della catalisi e della pirolisi (due branche che si occupano di reazioni chimiche) della durata di circa 8 anni (includendo i 3 di dottorato) tra Italia e Canada, che in pratica si è chiuso nel giugno del 2012.

Alle scienze e alla tecnologia ho dedicato non solo la mia giovinezza, ma anche i primi anni di lavoro, quelli che a mio avviso sono i piu’ importanti, non solo per me ma per tutti, per la propria traiettoria lavorativa. Dato che la vita è in molti casi imponderabile, e proprio per questo bella, già negli ultimi anni di ricerca in Canada, mi allontanai dal mondo accademico, e cominciai ad orientarmi verso la professione di ingegnere, abbandonando poco a poco quella di ricercatore.

Questa lunga premessa, non per fare sfoggio di chissà cosa, ma per precisare -chi legge il mio blog da anni lo sa- che nonostante l’impegno duro e serio che ho dedicato alla ricerca scientifica, non mi sono mai chiuso nel modo settario di ragionare tipico dei razionalisti, specie italiani, molto diffusi in certe facoltà ed università e che reputa insulso se non addirittura non meritevole di attenzione, alcun altro sapere che non sia rinchiudibile alle leggi della meccanica classica o al più della fisica moderna. Sono un appassionato lettore di storia, filosofia, letteratura, psicologia e spiritualità (cercando in quest’ultimo caso di discernere in un mare magnum dove cadere nelle stupidaggini è un passo).

Non ho mai amato gli steccati, tanto di moda in Italia, tra differenti culture, men che meno ho mai amato, da persona dubbiosa, le prese di posizione (che in una città come Torino erano e immagino ancora essere, molto di moda) molto acide nei confronti della fede, in particolare quella che fino a qualche decennio fa era maggioritaria in Italia; notando invece, come il mondo cattolico, in molti suoi studiosi, più che prelati, era ( e immagino sia ancora) ricco di persone dedite allo studio delle scienze cosiddette esatte senza preconcetti (cosa che ripeto, a Torino avevo notato molto in verso opposto).

E dopo questo lungo preambolo, vengo al dunque.

Lo dico in maniera forte, irata e molto preoccupata per il paese che mi ha cresciuto e in cui sono cresciuto e che ho visto venire a galla in maniera dirompente in questi due anni di pandemia ma non solo.

L’Italia è un paese in cui la cultura scientifica (con le declinazioni in campo tecnologico ed economico soprattutto) latita alla grande. Non latita solo nei giovani e nei non laureati… smettiamola di riferirci alla casalinga di Palermo che gridava “no Coviddi”(nel tipico snobismo dei settentrionali verso i loro amati “terroni”, “cafoni”, “burini”) e pensare che il problema sia di classe, di provenienza geografica, di grado di istruzione. No… quella è una scusante vecchia come il cucco e che non ci permette come paese di fare un salto storico verso una società moderna, sotto un altro aspetto (che non voglio discutere ora qui).

Il problema non riguarda i giovani, i quali secondo molto studiosi di scuola (molto più addentro di me nell’argomento, conoscono e valutano dal loro osservatorio diretto) sono vittime di riforme che hanno affossato questa istituzione. Sarebbe bello pensarla così ma non è vero.. no! Riguarda soprattutto chi la scuola l’ha fatta anche prima delle riforme a valle degli anni ’90 e a seguire. Riguarda anche noi che siamo andati all’università, ed in molti casi anche chi ha seguito corsi scientifici, si letto bene, corsi scientifici.

Non è possibile vista da fuori, che una nazione si chiuda per 3 mesi 3, in una paralisi comune, mettendo nello stesso piano città con la densità di popolazione vicina a Shianghai e zone rurali con più presenza di capre che di esseri umani. Non era possibile continuare a tenere chiuso un paese, mandandolo a rotoli economicamente e poi sperare come sempre nella buona stella, che si materializzasse con un megaprestito economico da parte dei nostri partner, quando già dopo un mese, i dati in concentrazione, derivata prima e seconda (andamenti) su vari parametri della pandemia, indicavano per bene, che il virus era concentrato in una sola area del paese e che gli ospedali erano saturi in sole 4 regioni. Mi spiace dirlo, ma non fu assolutamente vero che il modello di chiusura italiano fu copiato dagli altri. Fu usato dagli altri, ma per periodi molto più limitati e in svariati casi circostanziati a determinate aree, più densamente popolate di altre e sotto indici di pressione che allarmavano. Nessuno ha chiuso il Saar quando il virus circolava a Francoforte per dire. L’unico paese che per similitudine si è avvicinato al nostro in questa presa antiscientifica, spacciata per scientifica, è stata non a caso solo la Spagna (il paese europeo più simile al nostro, sotto tanti aspetti storici e culturali).

Non è possibile, assistere quotidianamente, visto da qui, ora che abbiamo a disposizione vaccini e che si sono somministrati vaccini a milionate, a manifestazioni contro i vaccini di tal virulenza e di tale intensità. Assistere quotidianamente a post sui social, di gente laureata, che ha più di quarant’anni di età (quindi la scuola l’ha fatta prima che -secondo gli esperti- i politicanti la distruggessero) che continua a vedere mostri e complotti, cospirazioni e teorie fantasiose, pur di non farsi un cazzo di vaccino, non riuscendo a superare la fatidica quota 90% tra i vaccinati in età adulta.

Non è possibile, e qui vado indietro nel tempo al 2013, ascoltare in campo economico, politici e specialisti (?!) che predicavano durante la campagna per le elezioni politiche la riduzione del debito pubblico e poi la possibilità di allargare i cordoni della spesa pubblica… perchè porca puttana, sono due cose non solo in contrasto economico, sono prima di tutto in contrasto logico. Non era e non è possibile, assistere a dibattiti pubblici, che oramai hanno sparso questo come verbo creando quasi maggioranza nella opinione pubblica, che un paese senza materie prime, che vive di trasformazioni di esse, debba munirsi di una moneta propria, in modo da potersi indebitare come e quanto crede e poi accedere al mercato finanziario e delle materie prime.. voglio vedere chi, andrà a comprare petrolio, rame, alluminio, legno, ferro, fosforo, derrate alimentari con una moneta il cui valore è prossimo a quello della carta igienica e la cui utilità pratica gli è anche inferiore.

La lista potrebbe continuare all’infinito, ma chiudo. Non voglio fare un discorso snobistico, nonostante la mia invettiva lo possa immensamente sembrare. Si tratta oggi, anno di grazia 2021, di mettere le mani a tutto questo, creare educazione scientifica in Italia, nelle scuole come altrove. Questa è una urgenza, una priorità non più procastinabile.

Vi prego, se tenete a cuore il nostro paese e non credete a teorie complottare, diamoci ognuno da fare nel proprio piccolo, con piccole azioni. Non tacciamo sempre davanti ai venditori di bufale. Ce ne va del nostro futuro come singoli e come paese. Vi prego, se avete a cuore la scuola, evitate di chiudere le vostre invettive con: “riformare la scuola affinchè sappia creare le èlite del futuro”… non farete che creare ancora uno steccato, ancora una volta perpetrando la vecchia mentalità classista italiana. Si tratta di portare educazione scientifica nelle case di milioni di persone, molte delle quali con gradi di istruzione neanche tanto bassi e non come sempre, pensare a coloro che dovranno comandare, come se le due entità fossero sempre due cose distinte. L’Italia non ha solo bisogno di élite pensanti (cosa vera) e lungimiranti (cosa verissima) e preparate (stravero), ha anche bisogno di un popolo che sappia usare i minimi rudimenti scientifici per saper discernere cose che ci cadono addosso ogni giorno, senza farsi raggirare da venditori di chiacchiere.

Lascio qui in calce un bell’articolo sulla cultura scientifica in Italia, alla luce degli ultimi anni.