uwoNel lontano 2011, mentre per lavoro vivevo in Canada, ma con la mente ero ancora collegato con l’Italia, mi imbattei nella lettura di un articolo pubblicato su “Repubblica” a firma Ilvo Diamanti, dal titolo evocativo e scioccante: “Non studiate!”. Era un articolo duro e molto diretto che metteva in evidenza, come nell’Italia di quegli anni (ma non credo che nell’attuale la cosa sia cambiata) studiare (specie nella scuola pubblica) non era di alcun aiuto per avere un futuro lavorativo, anzi! Molto meglio essere furbi piuttosto che colti, usando le stesse parole dell’autore. Lo riporto qui.

Leggere quelle righe, che immagino furono scritte di getto, e immagino anche con una certa rabbia dall’autore, creo’ in me una reazione altrettanto furiosa. Quelle parole mi ferirono e mi violentarono nel profondo, per piu’ e piu’ motivi, che elenchero’ di seguito, e che solo ora, a distanza di anni mi sono chiari. Motivi che mi portarono a scrivere (a livello inconscio) in maniera altrettanto rabbiosa un post duro che riletto oggi con calma, mi risulta confuso. Lo riporto qui.

Per mesi quel mio post fu uno dei piu’ visitati del mio blog, conteggiai per circa un mese un numero di visite che sfiorava le migliaia al giorno, qualcosa di impensabile per un blog senza pretese di un perfetto sconosciuto. Da un paio di mesi a questa parte, mi accorgo che nuovamente, a distanza di anni, non so per quale motivo (indicizzazioni di qualche motore di ricerca immagino) quel post venga prepotentemente visitato e letto da tante persone nuovamente, per cui mi sono sentito in dovere di scrivere alcune precisazioni a quella mia risposta a Diamanti, cercando di correggere il tiro, eliminando alcune figure retoriche che resero quel post abbastanza confuso. Tra l’altro a distanza di mesi, Diamanti stesso, corresse il tiro sul suo “Non Studiate!”, ritornando sui suoi passi, e scrivendo un articolo di segno quasi opposto, e che intitolo’ questa volta : “Ragazzi studiate! Meglio precari oggi che servi per sempre”. qui

Scusate questo lungo preambolo, ma e’ necessario farlo, per tutti coloro i quali leggeranno il mio primo post. Vi prego pertanto di leggere anche queste righe.

biblio Nel mio post di 8 anni fa, reagii con veemenza alle parole di Diamanti, perche’ da un lato rivendicavo la mia vita di adolescente e di giovane che aveva passato molti anni della vita tra i libri, dall’altro mi sentivo colpito in un punto dolente: lo studio a cui avevo dedicato gran parte della mia vita, mi aveva dato fino a qualche mese prima (rispetto alla data di pubblicazione del primo articolo di Diamanti) un lungo precariato proprio nell’universita pubblica, e alla fine, per poter inseguire i miei sogni di ricercatore e studioso, ero stato costretto all’emigrazione all’estero. E poi ve ne era ancora un altro di motivo, piu’ intimo e piu’ inconscio, ma altrettanto (se non soprattutto) valido e riguardava lo studio che mi aveva cambiato come persona, e che era stato del tutto slegato dal mondo scolastico prima e universitario poi. Le letture che avevo condotto per i fatti miei, quelle che mi avevano cambiato nel profondo del mio spirito, mi avevano cambiato e forgiato molto piu’ dello studio e delle letture che avevo condotto nella e per conto della scuola e dell’universita’ pubblica, quelle che per dirla con una parola “brutta” -ma che Diamanti cita nell’invettiva finale del suo primo articolo- mi avevano reso un minimo “colto“.  E allora: “Meglio furbi che colti” diceva in conclusione Diamanti. Quello fu il cortocircuito doppio che mi fece saltare sulla sedia. Si perche’ se sono diventato una persona minimamente colta, non lo devo di certo alla scuola dell’obbligo a cui  riconosco sicuramente la mia alfabetizzazione (e la cui funzione si esaurisce in questo ambito, come e’ giusto che sia), ma neanche alla scuola secondaria, ne tantomeno all’universita’ a cui un tantino questa funzione (render colti i propri studenti) viene richiesta. All’universita’ devo sicuramente un titolo di studio importantissimo (anzi due) che in alcuni casi, specie una volta varcate le Alpi, mi hanno consentito di ottenere ottimi lavori, ma non posso di certo dire che essermi laureato in ingegneria abbia fatto di me una persona colta. L’universita’ pubblica ha fatto di me una persona adatta a poter esercitare in maniera piu’ o meno degna questa professione, ma se non mi fossi dato da fare a leggere molte altre cose che mi interessavano, appassionavano e illuminavano (storia, filosofia, letteratura, cinema, arte etc..) prima, durante e dopo la laurea, sarei stato solo un ottimo tecnico pronto per essere spremuto come precario o con stabilita’ contrattuale da qualcuno, come in parte se non in toto e’ stato. Ma oltre il tecnico, rivendico per me anche l’essere una persona, con una mia sensibilita’, in parte innata, in parte acuita dai miei studi, in parte modificata attraverso di essi, molti dei quali condotti per i cazzi miei, al di la’ ,se non in alcuni casi in antitesi, alla scuola, e solo in pochissimi isolatissimi casi, ispirati da docenti illuminati che in essa vi lavoravano e a cui devo dire grazie.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuindi ragazzi, a tutti voi che per puro caso vi imbattete su questo blog/post, il mio consiglio e’ di studiare, si proprio come dice nel secondo articolo Diamanti e come io dicevo gia’ nel mio primo post, seppur in maniera piuttosto confusa. Studiate nella scuola e nell’universita’, perche’ nel mondo di oggi, specie per professioni tecniche, queste sono bene o male le palestre (appena sufficienti) per poter poi entrare nel mondo del lavoro. Ma non studiate solo per il diploma e il pezzo di carta fine a se stesso e per poi poter ottenere un lavoro auspicabilmente dignitoso. Traete dai vostri corsi, le cose che  effettivamente avranno un’utilita’ per la vostra futura professione, imparate grazie ad essi un metodo di studio, indagine ed analisi. Imparate ad  avere una visione critica di cio’ che vi circonda, non date tutto per scontato (per positivo o per negativo), apprendete grazie allo studio un metodo di leggere il mondo e la vita e la capacita’ di discernere, dopo aver analizzato in pieno i fenomeni che andrete ad affrontare. Se siete degli studenti universitari diligenti sapete gia’ che molte delle materie che studiate non servono ad un beneamata, quindi quando vi imbattete in quei corsi inutili, fate il minimo indispensabile e sfruttate il vostro preziosissimo tempo, il tempo dei vent’anni, quello piu’ bello e piu’ splendente, per studiate altro. Studiate le vostre emozioni per esempio, abbiate confidenza con esse, e imparate a riconoscerle e ad interagire con esse, perche’ nel lavoro vi serviranno molto se non di piu’ delle vostre conoscenze tecniche o quantomeno alla pari. Essere un tecnico iperspecializzato, o un nerd capace di fare benissimo il proprio lavoro tecnico, non vi porta molto in la’ di fare solo quelle quattro cose per cui siete bravi.  Per cui se vi capitera’ di dover decidere se sacrificare un’ora di studio tra un integrale triplo o la supercazzola del prof tal dei tali e una serata con una ragazza/o o una partita tra amici, o un’ora di volontariato optate per queste “seconde scelte”. Date qualita’ al vostro tempo, studiando quello che conta piu’ di tutto: e cioe’ la capacita’ di capire chi vi circonda e di entrare in empatia con loro. Se poi siete dei secchioni nati, un po’ come e’ capitato a me, e la cultura e’ per voi una luce dell’anima,  sappiate che leggere e diventare “colti” vi dara’ dei momenti di nitidezza di vedute, ispirazione, felicita’ (a volte effimera), ma questi saranno momenti fuggevoli e fuggenti, saranno vostri e solo vostri, e in pochissimi casi condivisibili e condivisi; pertanto da essi, dovrete prendere linfa ed energia per il futuro, incanalandoli per la vostra vita lavorativa, affettiva e non solo, e sappiate che in un mondo di analfabeti di ritorno e di intontiti da social media, questa sara’ una cosa sempre piu’ dura da fare. Ma non demordete.. il mondo di oggi, vergato da internet e forgiato dai social media, e’ peggio del mondo degli ultimi anni prima che queste puttanate prendessero il sopravvento (mi riferisco alla prima meta’ degli anni 90′, non a 3 secoli fa)… perche’ coi social media si tende a semplificare tutto, quando il tutto ha raggiunto delle vette di complessita’ e di  interconnessione vastissime.

universita_di_lovanio2Sul versante insegnanti/professori, sono abbastanza d’accordo con Diamanti. Gli insegnanti oggi, non ricoprono piu’ quel ruolo di prestigio sociale che godevano 40 o 50 anni fa. Ci sono comunque tanti casi di insegnanti che hanno passione e che riescono a trasmetterla. Da loro cercate di carpirne gioia e volonta’ di conoscere e trasmettere conoscenza. Un giorno tocchera’ anche a voi dover essere insegnanti in un qualche settore (non necessariamente nelle scuola) e il loro esempio sara’ uno dei pochi a cui potrete aggrapparvi nei momenti di bisogno.

Per quanto riguarda altri insegnanti, e qui parlo di quelli universitari, non sono d’accordo con Diamanti. Molti di loro (non tutti ovviamente), specie quelli che hanno raggiunto le cattedre a cui aspiravano, sono furbi e colti allo stesso tempo, e soprattutto ricoprono un ruolo molto prestigioso, per cui non e’ proprio vero che essere colti e furbi sia una dicotomia a priori.

Per cui ragazzi che vi imbattete per caso tra queste pagine, vi consiglio molto umilmente di prepararvi ad affrontare la vita dopo la scuola con il vostro titolo di studio sotto il braccio, un buon bagaglio di conoscenze tecniche, una grande conoscenza delle vostre emozioni, e la volonta’ e la gioia di diventare colti attraverso la vita, le esperienze di lavoro, viaggio e condivisione, attraverso i libri che vorrete leggere dopo gli anni tra i banchi, e grazie agli incontri destinici e non che inevitabilmente farete. La vita e’ tanto studio, ed essere colti in senso generale aiuta a tener lontani o a debita distanza i furbi o quantomeno a non farsi incartare da loro.