Per la prima volta nella più che decennale storia del blog, sono molto felice di pubblicare la mia prima intervista, soprattutto perchè l’intervistato è il prof. Roberto F. Ghisu, mio carissimo amico, una delle persone che il destino ha avuto in grazia di farmi conoscere tra i banchi, ma soprattutto tra i corridoi e gli uffici delle associazioni studentesche della nostra università. Per la solita danza della realtà, in un periodo che mi ha visto ripiegato nelle riflessioni sulla/e mia/e ombre, mi ha chiesto un piccolo supporto nella lettura-revisione del suo manoscritto che come titolo recita: “La luce della fisica”. Davanti al solito senso dello humor del destino, non potevo assolutamente rifiutarmi di dare una mano ad un amico fraterno, e la lettura, oltre che nel titolo (che e’gia’una premessa molto esplicita), pagina dopo pagina, mi ha fatto scoprire un testo che si pone non solo “fisicamente”, ma anche psicologicamente in prospettiva opposta a quella che avevo assunto e cioè: “Col sole in fronte”.

La luce della fisica” e’ apparso qualche giorno fa in seconda edizione rivisitata ed ampliata, rispetto alla prima già uscita qualche mese fa, ed e’ possibile acquistarlo on-line le indicazioni si trovano sul sito: www.lalucedellafisica.it o nella “Libreria Equilibri” in Via Principe Amedeo 38/E a Torino (qui) . E’ un testo inedito che tenta, a mio avviso con successo, di approcciare la fisica sotto altre “luci”, che vanno di là dalla solita modalità con cui questo campo di studio ed indagine viene spesso elargito. Mi fermo qui, poiché ci tengo che a presentare ed illustrare al meglio il suo lavoro, sia l’autore stesso. Quello che posso dire è che questo testo mi ha colpito perche’ frutto di un lungo percorso umano e spirituale, prima ancora che di “specialista”.

FG : Roberto ti chiedo una piccola presentazione e ti domando come e quando è nata la necessità e la volontà di scrivere un testo di fisica. 

Roberto: Come ben sai il mio percorso universitario si e’ svolto in ambito scientifico (ho fatto il biennio in Ingegneria Meccanica e gli ultimi tre anni in Ingegneria Ambientale al Politecnico di Torino) ma nel contempo mi sono concesso ad approfondimenti di diverso tipo: ho esercitato da giornalista in giornali locali (tra cui la rivista Ingegneria senza Frontiere), ho studiato da autodidatta filosofia (passione che coltivavo fin dal liceo), mi sono appassionato di arte cinematografica e teatrale (attivamente, tanto da realizzare corto e mediometraggi ma anche qualche documentario e passivamente, con cineforum -tu ne sai qualcosa- e con un mini festival-rassegna dal nome “Filmissima“). Ho poi incontrato lo yoga con un grande maestro che mi ha insegnato moltissimo in campo spirituale e sono giunto infine all’insegnamento una dozzina di anni fa. Avendo una formazione anche scientificamente abbastanza eclettica, ho insegnato quasi tutte le scienze: dalla chimica alla biologia, dalla matematica alla fisica oltre che corsi affini alla mia laurea. Ho seguito anche una Task Force del Ministero dell’Ambiente sull’Educazione Sostenibile per un paio d’anni. In tutto ciò non avevo mai avuto l’idea che avrei potuto scrivere un libro di Fisica. Alla fine è stata una necessità. Quando spiegavo la materia seguendo i libri di testo classici del liceo (dall’Amaldi al Walker, al Parodi e altri ancora), i ragazzi finivano sempre per chiedermi argomenti trasversali o spiegazioni più curiose o approfondimenti che non erano affrontati nel testo. Così ho cominciato uno studio “collaterale” a quello istituzionale, leggendo decine di libri di divulgazione e capendo ad esempio, l’importanza che il contesto storico aveva nella formazione delle idee. Col tempo mi sono accorto che l’insegnamento della fisica, basato su formule e teoremi, è del tutto inutile se non si approfondiscono i percorsi intellettuali che hanno portato a certe idee cosi’ come determinanti sono stati i percorsi di vita e di ricerca che hanno portato a certe scoperte. Gioco forza ho dovuto allestire le lezioni, soprattutto per il quinto anno, di modo che tenessero conto di tutti questi fattori. I ragazzi mi hanno poi sollecitato a scrivere degli appunti e poi un libro. Dopo circa 4 anni di lavoro ho seguito il loro consiglio e sono riuscito a realizzare quest’opera anche grazie a loro!

FG: Quali sono le tematiche di questa branca del sapere (ormai molto vasta) che affronti nei capitoli del tuo libro?

Roberto: Negli ultimi anni, la Fisica ha acquisito un “notevole successo di pubblico” con particolare riguardo le tematiche concernenti la relatività e la meccanica quantistica, le quali rappresentano il cuore del mio libro. Tuttavia ho ritenuto indispensabile aggiungere i percorsi pregressi che ad esempio hanno portato Einstein alla Relatività, percorsi molto importanti che sono principalmente legati da un lato allo studio della luce come onda elettromagnetica e dall’altro allo studio delle stelle e alle loro connessioni con le analisi atomiche (con richiami alla termodinamica), avendo poi come conseguenza le scoperte di meccanica quantistica. Quello che ho cercato di fare è stato seguire il filo che collega queste tematiche per poter giungere a una comprensione il più possibile globale della fisica. “La luce” in questo senso è stata la guida, non solo metaforica, per realizzare il libro.

FG: La lettura de “La Luce della fisica” è affascinante ed appagante, perché potrebbe essere intrapresa indifferentemente e con la stessa profondità di intenzioni, come una lettura di stampo divulgativo, così come di un testo scolastico. Almeno per me è stato così. Quali erano/sono effettivamente le tue intenzioni e come hai voluto/vuoi raggiungere i tuoi scopi?

Roberto: ti ringrazio innanzitutto per questa domanda. In questi anni di insegnamento, ma anche pensando a quando io ero uno studente, mi sono chiesto come mai gli allievi non leggano mai i libri di testo (neanche quelli fatti molto bene). Poi appena la scuola termina, molti iniziano a leggere un qualsiasi libro di divulgazione, che sia di Carlo Rovelli o di Frank Close, che sia fatto bene o meno, finendo per chiedersi: “Perchè era così interessante la fisica e non me ne sono mai accorto?” Allora ho provato a concepire un libro che fosse a metà strada tra un testo divulgativo senza mezza riga di matematica e un testo scolastico che fosse appassionante come la lettura di una storia o di un racconto. Ora, come spesso accade per le opere fuori dagli schemi, il mio libro rischia di non centrare nè l’uno nè l’altro degli obiettivi, o viceversa di soddisfare entrambi, rendendo godibile agli studenti un libro scolastico e rendendo “affidabile” e completo un testo divulgativo a chi non è più a scuola… Ai lettori l’ardua sentenza!

FG: Immagino che anche tu, come il sottoscritto, soprattutto negli anni di università, hai avuto un inquadramento molto nozionistico a questa materia, così come a molte altre materie. In base alla tua esperienza come insegnante, come trovi il ritorno in termini di apprendimento (da parte dei tuoi studenti), impostando una materia come la fisica, in questa “cornice” più organica ed olistica, rispetto ad una “cornice più classica”?

Roberto: Questa domanda come insegnante per me è importantissima: ricordo bene che dopo un’interrogazione o dopo un esame tecnico, nel giro di qualche mese (per non dire settimane), molto evapora nel nulla. Il nozionismo serve solo a rimanere rigidi; è importante sia chiaro, ma va fruito al momento, non è necessario studiarlo nei minimi dettagli. Quello che maggiormente conta è invece il metodo di apprendimento, il quale si sviluppa dai passaggi logici che portano alla formulazione di una legge , a cercare e poi trovare una formula, più che dallo studiare la formula a memoria. Serve a qualcosa imparare la legge di gravitazione di Newton a memoria per esempio? No, Perchè la si dimentica in un giorno. Se invece si studia come Newton ci è arrivato, il percorso che ha fatto a partire dalla famosa mela che cade, collegandola alla luna che gira o alla fionda o facendo altre connessioni con fenomeni simili che ci circondano, allora questi passaggi non si dimenticano facilmente, anzi aprono la mente a un approccio più completo. Questo a dimostrazione che gli scienziati non sono degli illuminati dalla grazia (oddio qualcuno anche…) che ricevono le formule come Mosè i Dieci Comandamenti, ma persone come noi, che hanno fatto il giusto ragionamento, hanno voluto farsi guidare dalla curiosità approfondendo un pensiero, attraverso un metodo che penetrava sempre più il mistero della realtà che studiavano, per arrivare a svelarlo. Questo dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi perché abbiano delle chiavi per leggere il mondo in maniera sempre lucida e profonda, senza fermarsi alla superficie delle cose.

(continua)