Come dicono nel Centro Italia, stasera mi piace andarmele a cercare. E parlar male della serie dell’anno è un buon metodo per andare dritti verso questo obiettivo.

Chi mi segue da tempo su questo blog sa che non sono un gran fan delle serie TV, anzi diciamo che a priori non le sopporto e sono molto critico verso di esse. Cio’ nonostante mi capita di poterne vedere alcune durante un anno solare. Il mio massimo è stato raggiunto durante il 2020, primo anno dell’era pandemica e credo che il vertice raggiunto non sarà di certo superato (credo di averne viste in toto una decina lo scorso anno). Ma andiamo al dunque senza divagare, dato che a parte i miei lettori abituali, tanti saranno qui solo per questo post e tra essi molti probabilmente saranno tra coloro che hanno scritto un articolo in verso e direzione opposta.

Non faro’ una recensione vera e propria della serie (ho visto due puntate e dieci minuti e mi sono bastate per decidere di smettere), ma mi soffermero’ su alcuni punti, tra i tanti letti in giro, specie qui su wordpress, tutti convergenti verso alcune considerazioni molto lusinghiere nei confronti di questa serie. Pertanto il “nessuno” del titolo è rivolto a coloro che hanno scritto della serie, non tanto a chi l’ha vista e ne è diventato uno spettatore più o meno fanatico.

Punto 1) Si c’è violenza, tanta, pero’ serve per mettere a nudo la crudeltà del capitalismo/individualismo/società coreana/consumismo/edonismo reaganiano/mio cugino.

Punto 2) E’ una serie che ci fa capire quanto in alcuni paesi come la Corea del Sud ci siano delle disparità sociali gigantesche. Porta alle estreme conseguenze quanto già visto in “Parasite”.

Punto 3) Non è una serie originale, ci sono stati già altri esempi recenti, cole Hunger Game e Alice in bonderland, ma qui ci sono delle storie nuove dietro ed i protagonisti si rendono capaci di tutto, non capisci mai chi sono i buoni e chi sono i cattivi.

Punto 4) Le scenografie e i costumi sono spettacolari, c’è suspense e tensione. Tiene incollati alla sedia.

Andiamo per ordine inverso.

E’ vero, le scenografie cosi come i costumi sono tutti molto colorati, sgargianti e pieni di calore. Il rosso e il giallo sono i colori che predominano. Sembra di essere in un’ atmosfera simil natalizia che invoglia a fare shopping o per i non amanti dello shopping sembra l’ingresso in un grande Luna Park (regressione al mondo infantile). Direi che se dovessimo giudicare una persona dall’abbigliamento, come i soft skiller ci hanno insegnato: “Puoi benissimo essere un sola (come dicono a Roma), l’importante che se non hai niente da dire lo dici bene e ben vestito e magari ogni tanto usi qualche parola in inglese a vanvera e infarcisci i discorsi con un “piuttosto che” anche quando magari vuoi dire il contrario da un punto di vista logico nel tuo discorso. Bene in questo Squid Game ricalca alla perfezione quello che sanno fare le grandi serie di successo. Essere dei grandissimi sola e prenderti per il naso.. per farti incollare alla sedia dopo i primi trenta minuti, giusto il tempo di non farti prendere al 30esimo piu’ uno lo smart phone e iniziare a messaggiarti con amici e colleghi. E li sono loro che hanno fregato nel bene e nel male te, facendoti dire: cacchio sono riusciti a sconfiggere la mia ansia da smartphone (in realtà con una ancora più forte).

Si è vero. Di serie aventi come soggetto questa trama, se ne fanno oramai a bizzeffe. Evidentemente fare delle robe in cui c’è dietro sangue, violenza esplicita e splatter, oltrepassando in crescendo attraverso l’uso dell’immagine (del ralenti e dello zoom) il confine del torbido (ho letto che i giochi sono un crescendo di violenza esplicita e torbida dalla prima all’ultima puntata) è una cosa che piace al pubblico, anzi diro’ di piu’, credo sia una cosa che è sempre piaciuta. Non credo che il pubblico di oggi sia migliore di quello di ieri, pertanto state calmi o voi che già stavate per assalirmi con le vostre tastiere dandomi del moralista (a me che dai preti ho sempre ricevuto spesso insulti). Lo si diceva già negli anni ’60 per i Western di Leone e Peckinpah e poi per i gangster movie di Scorsese: film grondandi sangue e violenza che avrebbero sdoganato il voyeurismo degli spettatori verso certe scene, verso certe morbosità. In parte era vero. Il Western come genere ando’ verso un lento crepuscolo dato che aveva osato cosi’ tanto in quella direzione. Scorsese un paio di anno fa si accorse che forse sarebbe rimasto nella storia del cinema piu’ per i “Goodfellas” che per “L’ultima tentazione di Cristo”, pertanto decise di correre ai ripari con un altro film sui gangster di verso opposto, che avrebbe in realtà potuto risparmiarci cosi come i primi… e di esempi così se ne potrebbero fare a iosa. Ma tornando al nostro e la frase mitica e mitologica: “Sai si ci sono personaggi nuovi, delle storie nuove, ed è interessante vedere l’analisi psicologica (roba che Jung se fosse nato 50 anni fa, ci avrebbe scritto chissà quanti libri). E santiddio che ci sono queste cose al contorno, altrimenti staremmo qui a parlare di pornografia, detto brutalmente.

Scopriamo attraverso questa serie e Parasite, che la Corea del Sud ha diseguaglianze sociali, devastanti. Caspita, non avessero realizzato questa serie, oggi vivremmo nell’ignoranza più totale di questa terribile situazione socioeconomica in un paese asiatico. Squid game come tramite empatico verso i dolori della gente che si trova in altre parti del globo. Noi che viviamo in società egualitarie che neanche Troskij, Guevara e Marcuse messi insieme, finalmente riusciamo ad aprire gli occhi su un altro mondo e sulle sperequazioni economiche e sociali… Grazie Squid Game.

Ed ora finiamo con la chicca, la critica al capitalismo (ed ai suoi derivati per latitudini e longitudine e alle sue declinazioni storiche, comprese mio cugino). Bene qui potrei anche fermarmi, poichè ci troviamo di fronte ad una specie di Moloch. Tutti i commenti positivi, tutti, hanno rimarcato questo punto di merito della serie: finalmente qualcuno che si scaglia in maniera dura e brutale e gliene dice due al capitalismo cacchiarola, facendo critica. Non voglio buttarla in caciara nè tantomeno nel citazionismo di orde di intellettuali che per due secoli, chi in un modo chi in un altro su questo argomento hanno scritto intere biblioteche di Alessandria. Diciamo che tra coloro che più marcatamente vollero accusare il capitalismo oltre che con la penna anche con la macchina da presa, ci fu un certo Pasolini che proprio su questo terreno (mostrare la brutalità e l’arbitrarieta del capitalismo) fini’ per incartarsi lui stesso (ne ho già parlato, per cui salto)…. ma non voglio dilungarmi. Quello che sottolineo è questo: “Siamo proprio sicuri che piu’ che mostrarci quanto è brutto il capitalismo, questa serie non ci metta in prospettiva di fianco al ricco annoiato che mentre nel suo maxischermo vede sparare a sangue freddo e a bruciapelo questi disperati, nel frattempo, in attesa di vedere qualcosa di ancora più violento che sopisca la sua noia solleticando il suo voyeurismo e la sua morbosità si accende lo stereo sparandosi a manetta “Fly me to the moon”?

P.s. il fatto che la serie abbia avuto tanto seguito persino non doppiata e con i sottotitoli in inglese (in un paese come il nostro allergico alle lingue straniere ed abituato a vedere doppiati persino i documentari sulle formiche dalla Nuova Zelanda) non so perché ma mi fa propendere per questa ultima ipotesi.