Dopo circa due anni  di limitazioni e soprattutto due estati bloccati tra casa e Belgio causa COVID, e dopo alcune estati per cui cause di forza maggiore ci avevano costretti a saltare vacanze e periodi di riposo oppure viaggi da tempo desiderati, nella prima settima di Luglio di questo anno siamo riusciti a concederci un viaggio in Galizia, nel Nord Ovest della Spagna.

Era un viaggio pianificato da molti anni e che per certi aspetti era da noi considerato già in partenza un tuffo nei sentimenti e nelle radici, soprattutto le radici di mia moglie. Chi mi segue da tempo grazie a questo blog sa già che mentre io sono italiano di origini pugliesi, mia moglie è spagnola, maiorchina per nascita e vissuto, con origini mursiane (la Mursia è una regione del Sud Est della Spagna) per parte di madre e galiziane (gallegas) per parte di padre. Negli anni siamo riusciti a far passare ai nostri figli diversi momenti nei posti e nei luoghi delle nostre origini, abbiamo sempre cercato di far capire loro, dato il vissuto lontano dalle nostre terre di provenienza, che il rapporto con le proprie radici è importante e che esso costituisce un’àncora nel turbine sia dei tempi attuali, sia delle nostre vite di emigranti 2.0 e di cittadini europei. Pertanto restava da scoprire l’ultima radice tra le «tante» dell’albero della nostra famiglia : quella galiziana. Cosi come per i miei figli, il tuffo nella regione nordoccidentale della Spagna è stata una scoperta anche per il sottoscritto.

E’ stata una settimana molto intensa, sia per la cadenza di visita a diversi posti, tutti molto diversi tra loro, sia per essere partecipi alle reazioni che i nostri figli hanno manifestato, ora che non sono piu’ piccoli, con la gente del posto, i paesaggi naturali, le città visitate, i monumenti ammirati, i castelli e le chiese che abbiamo trovato sul nostro cammino. Un surfing nei sentimenti che richiederebbe sicuramente un post a sè.

Lascio qui di seguito, per chi fosse curioso di conoscere questo stupendo angolo di Spagna, alcune tra le centinaia di foto scattate, con alcune coordinate circa posti e informazioni di base.

La Coruña, con in ordine discendente le foto di: 1) Plaza Maria Pita con sullo sfondo il Palazzo Municipale, 2) Scorcio cittadino con chiesa di San Giorgio (XVIII sec.), 3) Torre di Hercules 4) Palazzo con “balcones acristalados”, sul lungomare della città . Capoluogo della provincia omonima (la Galizia conta 4 provincie: La Coruna, Santiago di Compostela, Ourense e Pontevedra), La Coruña rappresenta insieme a Vigo, il centro economico piu’ importante della regione, nonchè la città piu popolata, con un’area urbana che conta 350mila abitanti. E’ una città borghese, elegante e discreta. Si adagia su diverse colline, peculiarità che la rende per alcuni versi simili a Genova, seppur con una direzione mare/terra opposta al capoluogo ligure. Si respira una certa aria da Belle Epoque per le decorazioni dei palazzi signorili nella zona centrale e per i dettagli delle sue balconate, che sul lungomare esplodono in geometrie ai limiti del frattalico nella decorazione dei vetri e dei legni che le compongono. L’atmosfera che la penetra è dolce e rilassante, molto adatta alle famiglie, con ristoranti discreti, parchi molto alberati. A volte si ha l’impressione di una città trasecolata e sonnecchiante, il che è forse un unicum nell’intera Spagna. Tra i suoi nomi piu’ illustri, quello della soldatessa e condottiera Maria Pita, che nel XVI secolo, dalla città galiziana, guido’ la resistenza spagnola (di qui il fatto che la sua piazza piu’ importante le sia stata dedicata) contro l’Armata Inglese che agli ordini dell’ammiraglio Francis Drake, sotto l’egida di Elisabetta I, aveva l’ordine di spodestare l’allora Re di Portogallo (almeno stante alle non omogenee fonti storiche miste a leggende, costante nella storiografia spagnola). Un’ altra personalità importante che si lega piu’ alla storia moderna della città è quello della baronessa, scrittrice e attivista dei diritti delle donne (una delle prime voci europee sull’argomento), Emilia Pardo Bazàn, scrittrice che sono riuscito a conoscere grazie ad un giro nella libreria delle Edizioni Paoline di Santiago di Compostela nel nostro ultimo giorno di viaggio (2^parte).

Costa Atlantica Occidentale con in ordine: 1) Faro Isola Atlantica di Arousa, 2) vista della scogliera dell’isola dalla pineta prospiciente la spiaggia. L’isola dista dal continente 1,5km ed è collegata tramite un bellissimo e futuristico ponte transitabile in auto. La 3^ la 4^ foto in basso, sono state scattate al tramonto (che sull’estrema punta occidentale dell’Europa arriva alquanto tardi nella prima settimana di luglio) sul lungomare/lungoria dall’aldea (frazione) di Carril, all’interno del comune di Vilagarcia de Arousa, con di fronte uno squarcio dell’isola di Cortegata. Durante la bassa marea, l’isola, che si affaccia sul continente, è raggiungibile anche a piedi, ma cosa piu’ importante permette ai “coltivatori marini”, la raccolta dei loro prodotti anche solo camminando a piedi sulla battigia. Al di là dell’effetto marea, la costa galiziana, sia nel suo lato occidentale, sia in quello settentrionale (seppur quest’ultimo in misura minore) presenta insenature, che per forma ricordano i fiordi norvegesi. Da un punto di vista chimico, l’acqua all’interno di questi frastagliati delta ha una concentrazione salina di molto inferiore a quella rilevabile in aperto oceano, data l’alta quantità di acqua dolci provenienti dalle montagne prospicienti la costa, le quali in queste insenature si miscelano intimamente all’acqua atlantica. La conformazione geomorfoligica di questi “anfratti” terresti-marini è dovuta alla forza combinata di erosione marina, fluviale e modellazione del forte vento atlantico. Sia la concentrazione salina, sia la temperatura dell’acqua, parecchio moderata sempre dalle acque fluviali, ha creato un habitat adatto alla coltivazioni di mitili e frutti di mare che costituiscono la base principale per la cucina regionale (ottimi i piatti come il pulpo à la gallega per esempio, o le cozze cotte al vapore e condide con ottime salse a base di olio e aromi di erbe varie). Queste bacini di acqua, correnti nelle due direzioni, a seconda della forza marina legata alla marea, sia in castigliano, sia in galiziano assumono il nome di “ria”, in una dizione speculare a quella maschile di rio, usata per i fiumi. L’isola di Arousa per esempio, prende il nome dalla ria ominima, e presenta spiagge dai colori caraibici che si alternano a scogliere atlantiche simile a quelle riscontrabili in Francia. La ria galiziana piu’ meridionale è la piu’ suggestiva e prende il nome di Ria di Vigo. E’ un bacino d’acqua che assume colori blue cobalto quando il sole non è arrivato ancora al suo punto piu’ alto del giorno e la nebbia si alza all’orizzonte, lungo le montagne che si specchiano nell’acqua, rendendo molto suggestivo il panorama cittadino della città che le dà il nome. Vigo di suo è una vivace e godereccia città di mare. Seppur non costituisca capoluogo di provincia (appartiene alla provincia di Pontevedra) è una città popolana con voglia di apparire aristocratica. Popolana nei suoi ristoranti vocianti ai limiti dello schiamazzo, aristocratica nelle sue “avenidas” centrali su cui si affacciano palazzi tardoottocenteschi dal chiaro gusto francese. La competizione con La Coruna, la si puo’ osservare soprattutto nelle balconate dei palazzi signorili, ai limiti del barocco per ricchezza di ornamenti che potrete notare nelle foto piu’ in basso.

Pontevedra: Pontevedra è il capoluogo della provincia omonima, una città che già nella sua nomenclatura richiama la sua ascendenza romana, nonostante ad oggi non conservi al suo interno alcuna traccia dell’antico impero italico . Per contro è una città con un impianto storico che affonda le sue orme nei secoli dell’età media. Le testimonianze maggiori sono rappresentate da molte chiese romaniche che puntellano il perimetro della città storica, la piu’ suggestiva delle quali è stata dedicata a San Francesco d’Assisi (foto 1). Le testimonianze di un passato fatto di fede e devozione popolazione sono inoltre rappresentati dai vari “Cruzeiros” sparsi lungo le strade della città vecchia, tra i quali, uno dei piu’ magniloquenti si erge di fronte all’allora dimora dello scrittore Ramon del Valle Inclan (foto 2), importante esponente del decadentismo letterario spagnolo ed ispanico. I cruzeiros costituiscono uno dei simboli della Galizia, se ne contanto nelle sue strade oltre 10000. Rappresentano, nella loro genesi, una richiesta simbolica verso il cielo di remissione dei peccati, e la loro collocazione pratica testimoniava ai passanti la vicinanza ai cimiteri (o alle chiese), in una commistione simbolica e non solo, della pressochè continua compenetrazione vita/morte, nel senso di quotidiano e di destino, con cui nei secoli i gallegos (cosi come molti popoli europei) hanno (con)vissuto. Non possono essere considerati dei “semplici” crocifissi, poichè sono ricchi di figure della tradizione cattolica, non prettamente collegabili al calvario del Cristo, non necessariamente santi, a volte si possono notare semplici figure di passanti, pastori, contadini, finanche dannati. E’ una statua che ha tutte le fattezze di un “racconto” in sè e testimonianza della parabola del cristianesimo in quella che era considerata a tutti gli effetti, fino al tardo millequattrocentro la “finis terrae”, l’ultima terra prima dell’in(de)finito. La foto 3 riporta l’immagine del cruzeiro posto sul lato orientale della Basilica di Santa Maria Maggiore, chiesa simbolo della città, complesso architettonico che mostra all’occhio del visitatore le diverse stratistificazioni storiche di cui è pregna, mostando nella sua facciata principale, il lato tardorinascimentale e barocco del XVI e XVII sec. Il centro città conserva parzialmente, una delle piu’ importanti tracce del gotico atlantico meridionale, nell’abisde della Chiesa che è stata dedicata a Santa Chiara (foto 5 in basso, la foto purtroppo prende solo la facciata romanica “della fu” chiesa). Tornando a Pontevedra, si nota che pur essendo adagiata su un elemento di acqua, quasi per tangenza (la ria di Pontevedra), le sue energie sono per lo piu’ d’aria: fede trasposta in arte ed oggi, in un’epoca molto piu’ laica, ha assunto tutti i connotati di una vivace città universitaria europea e non assume al suo interno nessuna connotazione di città marina. Per contro, la sua storia, testimonia di una città generosa nel dare alla patria figli che si sono dedicati alle arti marinaresche con figure di prestigio e rilievo, segno del mare come anelito e riscatto piu’ che come elemento di quotidianeità.

Combarro: Villaggio ubicato sulla stessa Ria di Pontevedra, a differenza del suo capoluogo di provincia, racconta di una umanità che nei secoli ha fatto del rapporto con l’acqua una simbiosi. Non solo con l’acqua che lambiva dal basso le sue coste, ma anche dell’acqua che dall’alto (almeno una volta) cadeva copiosa su questa regione, in maniera quasi indipendente dalle stagioni. Combarro espone ai suoi visitatori il secondo e forse piu’ famoso simbolo della Galizia: gli horreos. Caratteristico granaio in uso in queste terre, il quale doveva assicurare grazie alla sua elevazione dal livello terreno, l’anidricità del grano che ivi doveva venir stoccato per tutto l’anno. Come tutti i posti turistici che vivono essenzialmente solo di turismo, per quanto bello e fotogenico, è un posto che ha perso la magia che viene dal passato, cosa che in Galizia, in generale, a differenza di quasi tutta la Spagna, resta ancora prepotente. Le foto che lascio, testimoniano comunque che val la pena fare un salto e respirare la magia del sacro e dell’elemento acqua, misto al tentativo di conservare i frutti della terra.

Fine Prima Parte, continua qui.

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